{"id":8765,"date":"2023-05-16T08:47:54","date_gmt":"2023-05-16T06:47:54","guid":{"rendered":"https:\/\/zavodsvojc.si\/kritika\/vojcsodnikarponis-quando-la-materia-si-fa-struttura-di-pensiero-enzo-santese\/"},"modified":"2024-02-16T16:14:07","modified_gmt":"2024-02-16T15:14:07","slug":"vojcsodnikarponis-quando-la-materia-si-fa-struttura-di-pensiero-enzo-santese","status":"publish","type":"kritika","link":"https:\/\/zavodsvojc.si\/it\/critica\/vojcsodnikarponis-quando-la-materia-si-fa-struttura-di-pensiero-enzo-santese\/","title":{"rendered":"Enzo Santese"},"content":{"rendered":"<p>Credo che l\u2019espressione di Friedrich H\u00f6lderlin \u201cSono liberi, come rondini, i poeti (Die Wanderung, strofa 3, verso 28) si attagli perfettamente alla personalit\u00e0 di Vojc Sodnikar Ponis che, nella sua esistenza (Lubiana, 1959 \u2013 Capodistria 2019) ha cercato sempre la libert\u00e0 del sentire, del dire e dell\u2019essere, trovandola proprio nell\u2019attivit\u00e0 creativa e nella riflessione filosofica, per lui intimamente connesse.<\/p>\n<p>Quando si \u00e8 di fronte a un artista autentico, che sviluppa nello spazio tridimensionale, le sue risonanze interiori e le considera come punti d\u2019avvio di un dialogo virtuale con i fruitori, la sua \u201cpresenza\u201d \u00e8 tanto viva da giustificare il racconto di chi lo ricorda, sempre e comunque, con l\u2019utilizzo del tempo presente indicativo. \u00c8 quanto succede a me che ho avuto la fortuna di intercettare in pi\u00f9 occasioni i segnali di sicura novit\u00e0 dell\u2019apporto allo scenario dell\u2019arte contemporanea e di apprezzare il lavoro di Vojc Sodnikar Ponis, infaticabile creatore di stimoli culturali, inscritti nella sostanza fisica e nella valenza metaforica delle sue proposte, capaci ogni volta di sorprendere per le soluzioni formali e, soprattutto, per il cumulo di potenzialit\u00e0 interpretative per chi le guarda.<br \/>\nLa scultura \u00e8 disciplina che impegna l\u2019artista in un autentico corpo a corpo con la materia, che per sua natura ha consistenza di durezza, di resistenza, di solidit\u00e0 e di peso, con cui \u00e8 necessario misurarsi durante il lavoro di sottrazione dal masso lapideo, fino al raggiungimento del risultato voluto. \u00c8 proprio questo che rende Vojc un personaggio atipico nello scenario dell\u2019arte plastica e documenta la sua appartenenza alla categoria dei \u201cpoeti della pietra e del marmo\u201d, nel senso che il suo sguardo penetra letteralmente all\u2019interno della materia scelta per ricavarne forme di volumi, dinamiche di spazi lungo il filo di linee inscritte nel progetto iniziale. Oltre a ci\u00f2 l\u2019artista considera sempre il prodotto finito non come un elemento di potenziale commercializzazione, ma prima di tutto quale punto d\u2019innesco per un\u2019analisi dei motivi alla base del pensiero generatore; il tutto dentro una filosofia che, pur aderente all\u2019urgenza di quantificare nelle varie strutture cristalline a grana variabile, oppure nella pietra bianca d\u2019Istria, un\u2019idea che non nasce nella realt\u00e0 esterna ma dall\u2019intimo della sua sensibilit\u00e0 di uomo, proteso alla ricerca di s\u00e9 nell\u2019incontro con gli altri, al rapporto con l\u2019ambiente e, sempre, con una marcata sofferenza per le sorti di una natura sfruttata fino al pericolo di decadimento irreversibile. Questo si rileva in Vojc, abituato ad addomesticare la compattezza pi\u00f9 resistente del medium e nel, contempo, di far lievitare l\u2019interpretazione dei fruitori verso le quote alte di una spiritualit\u00e0 dal forte tono di laico sacerdote del belloin una materia che si fa leggera e sembra perdere il suo peso effettivo.<\/p>\n<p>Scultore per vocazione istintiva, in anni di febbrile ricerca Voj c Sodnikar Ponis con un metodico lavoro di ricerca e sperimentazione, acquisisce gradualmente una consapevolezza che gli consente di affidare la riflessione plastica all\u2019immediatezza dello scolpire e dell\u2019individuare l\u2019immagine all\u2019interno del blocco di pietra; la sua poetica \u00e8 segnata da una stretta fedelt\u00e0 ai principi creativi ispirati a una purezza ascetica. Anzi nella sua poetica riesce a far combinare le suggestioni che gli derivano dall\u2019osservazione del reale con le emissioni pi\u00f9 segrete di ci\u00f2 che \u00e8 impercettibile ai sensi ma registrabile con l\u2019anima.<\/p>\n<p>L\u2019artista studia preventivamente la materia nella quale sa leggere il presagio dell\u2019opera da realizzare; cos\u00ec organizza un piano ideativo di profondo nesso tra ritmo e spazio, tra allusione metaforica e animazione formale, tra semplici presenze verticali e segni peculiari che le distinguono. Il bell\u2019equilibrio si attua tra le tensioni minimaliste e lo slancio costruttivo dei volumi, inseriti in precise logiche di figure composte. Il processo di riduzione non \u00e8 mai spinto al limite dell\u2019azzeramento, semmai verso una marcata attenzione alle superfici, dove tracce di scrittura sono ben visibili in un contesto seriale che esibisce una sorta di tramatura in rilievo; qui Vojc Sodnikar Ponis imbriglia l\u2019emozione che sta alla base del suo lavoro artistico.<br \/>\nNel mio ricordo di Vojc, ha una sua centralit\u00e0 la mostra allestita in occasione dell\u2019apertura ufficiale del suo atelier di Capodistria: una sorta di contenitore testimoniale, dove lo sguardo dell\u2019osservatore consuma &#8211; dentro una cornice architettonica \u201csacrale\u201d &#8211; la sensazione dell\u2019avvolgimento, variabile secondo il punto di vista in cui si colloca.<br \/>\nLi vedo nitidi come allora: sette elementi lapidei si ergono con sviluppo verticale a sottolineare la \u201cmagia\u201d di uno spazio, dove un cerchio virtuale a pavimento \u00e8 \u201ctracciato\u201d per allusione dalle facce interne arcuate delle sculture, poste lungo un\u2019intuibile circonferenza. Il tutto nasce da un\u2019operazione mentale di forte impatto razionale: il progetto iniziale parte dalla considerazione di sette cerchi sul pavimento, sei dei quali dislocati in maniera da formare, con gli spazi risultanti dalla loro tangenza, delle figure; queste, opportunamente ridotte per eliminare alcuni angoli acuti, costituiscono la sezione su cui si eleva ogni singolo elemento in pietra di Lipica. In tal modo l\u2019opera \u201c7-2\u201d (composta da 7 piccole colonne, disposte in 2 corpi in stretta relazione fra loro, grazie alla rotondit\u00e0 di base dichiarata dalla loro sistemazione) mostra in maniera articolata la dialettica tra la materia e l\u2019ambiente dove \u00e8 installata. E poi ci sono gli apporti della luce sulle superfici, mosse e scheggiate con una specie di tratteggio o zigrinatura; il ritmo spaziale non \u00e8 mai uguale a se stesso, nella sequenza in senso circolare di corpi simili, ma diversi per struttura formale e per condizione epiteliale (la \u201cpelle\u201d della scultura), eppure accomunati dal fatto di situarsi con una faccia arcuata sulla medesima circonferenza, quella che alla base dell\u2019installazione si intravede nella disposizione in circolo di sei opere. La settima \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 defilata, inserita nello spazio di incontro e tangenza del cerchio pi\u00f9 esterno con uno di quelli ipotizzati ad anfiteatro. Cos\u00ec l\u2019artista, proteso a smuovere la geometria dalla sua concezione di fissit\u00e0, produce nello spazio dell\u2019evento una musicalit\u00e0 e un equilibrio tra l\u2019archetipico e il classico. L\u2019opera ha una natura semplice e una complessa; da una parte esiste la singola stele che si innalza ingaggiando con la luminosit\u00e0 dell\u2019ambiente una sua specifica dialettica, dovuta anche alla tramatura dei segni, alle porzioni levigate e a quelle ruvide; dall\u2019altra parte una visione grandangolare dell\u2019installazione d\u00e0 l\u2019idea che i singoli elementi riescono a vivere armonicamente tra loro, esprimendo l\u2019indizio simbolico di un\u2019aspirazione a un mondo concorde.Essi interagiscono, si incontrano e si confrontano realizzando una struttura compositiva dove si parla il linguaggio ascetico di forme stabili, avvitate a volumi che si \u201cmuovono\u201d sulla forma arcuata della faccia con cui si guardano e sulla diversit\u00e0 strutturale delle altre.<\/p>\n<p>Il pensiero di Vojc Sodnikar Ponis, tradotto nella cifra scultorea intitolata \u201c7 \u2013 2\u201d, sembra invitarci a entrare in questo \u201ctempio profano\u201d dove \u00e8 possibile partire dall\u2019idea di armonia che lo permea per assaporare un ottimismo, nel quale giace una speranza in orizzonti migliori, grandi assenti nelle drammatiche flessioni dell\u2019era contemporanea; mai come oggi questo desiderio ha una sua drammatica attualit\u00e0. \u00c8 quello spirito della natura che Paul C\u00e9zanne evoca per la pittura, Vojc lo applica sistematicamente nell\u2019arte plastica, con la mente costantemente concentrata sul dinamismo dei tempi e degli spazi, sul movimento continuo selle stagioni nell\u2019anno solare e dell\u2019essere umano nel suo viaggio esistenziale. Ogni parte dell\u2019opera \u00e8 una pagina scritta di emozioni affidate a ritmi e segni anche minimi, che accolgono in s\u00e9 arguzie solo in parte narrative, impigliate nel reticolo di serialit\u00e0 incise che rendono formicolante il piano. \u00c8 un complesso di alfabeti riconducibili alla struttura significante di codici poetici, che rimandano a un paesaggio mentale, emblema primario della vita dove asprezze e motivi di gioia si susseguono in un incalzare di eventi che, nel loro complesso, danno dignit\u00e0 e bellezza all\u2019esistenza. E come se l\u2019artista volesse combinare in un unico corpo un intreccio stretto fra finito e infinito, luce e buio, concretezza del vivere e astrattezza del sentimento. Le propriet\u00e0 della materia \u2013 la pietra, il marmo di provenienze diverse e di consistenza e colore differente \u2013 sotto le abili mani dell\u2019artista fanno scaturire un intreccio di combinazioni formali da lui stesso intraviste nella pietra ancora grezza; poi, fedele al suo progetto scritto o mentale, le \u201cevoca\u201d nel senso letterale, le chiama fuori dall\u2019indistinto per dare una fisionomia alla sua \u201ccreatura\u201d. Le caratteristiche della materia, mai perfettamente corrispondenti da brano a brano, offrono una resistenza variabile di fronte all\u2019azione dello scultore che agisce per sottrazione; \u00e8 per questo che la conoscenza della materia va aggiornata con una continua sperimentazione e approfondimento delle sue qualit\u00e0 e la ricerca ha anche la finalit\u00e0 di monitorare le potenzialit\u00e0 da tradurre poi in un progetto creativo.E la tecnica di attacco alla pietra procede su pi\u00f9 direttrici dentro una poetica che alla materia richiede non solo forme e volumi, ma anche segni che punteggiano le superfici, dove il gioco lucido\/opaco crea una dialettica fra il concetto di riflesso e di assorbenza. Le sinuose rotondit\u00e0 dei corpi plastici inanellano una serie di movimenti di linee che dinamizzano le parvenze della scultura, talora dall\u2019aspetto di un misterioso fossile che, in questo frangente, subisce un arrangiamento e una modificazione non dal tempo e dalle condizioni atmosferiche ma dallo scalpello di Vojc. In alcuni casi paiono conchiglie piovute dal cosmo a ritrarre nella forza del gesto e nella rilevanza della modellatura una presenza, adatta a testimoniare l\u2019idea di un tempo remoto che apre orizzonti di conoscenza ai contemporanei.<\/p>\n<p>Ogni scultura \u00e8 una sorta di pagina di diario, in cui l\u2019artista fissa nella persistenza della materia il guizzo di un\u2019idea improvvisa, il battito di un\u2019emozione intensa, il riflesso di uno stato d\u2019animo che pu\u00f2 andare dalla sottile inquietudine all\u2019entusiastica adesione alle meraviglie del creato, la voglia di ingaggiare con l\u2019ipotetico fruitore una fitta dialettica sulle ragioni che alimentano il mistero della vita; per questo il valore simbolico delle vele, delle conchiglie, della morfologia a spirale, della combinazione binaria, del gioco tra pieni e vuoti, degli slanci verticali, delle steli che indicano una direzione dell\u2019anima tra terra e cielo, con la ricorrente alternanza tra superfici levigate a specchio e quelle ruvide o picchiettate, si carica di sempre ulteriori sfumature significanti.<br \/>\nLe tracce inscritte nelle superfici solitamente non fanno parte di un disegno narrativo, ma sono l\u2019indizio di un\u2019emersione intermittente di venature, attraverso cui l\u2019artista fa \u201crespirare\u201d la pietra che, fuori dalla sua nuda evidenza fisica, reclama uno sguardo che la cataloghi come evento plastico; qui l\u2019assonanza con un immaginario ancestrale si fonde con la logica della geometria, asservita a un progetto che trasforma la realt\u00e0 lapidea in pulsante \u201cpresenza\u201d, innestata in un contesto che pu\u00f2 essere anche in combinazione di \u201cdialogo\u201d con altre sculture di Vojc Sodnikar Ponis Svojc.<\/p>\n","protected":false},"template":"","class_list":["post-8765","kritika","type-kritika","status-publish","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/zavodsvojc.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/kritika\/8765","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/zavodsvojc.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/kritika"}],"about":[{"href":"https:\/\/zavodsvojc.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/kritika"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/zavodsvojc.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8765"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}