PRESENTAZIONE
Graziella Ponis Sodnikar, vedova di Vojc, Darja Perovič sorella di Vojc e il marito Tomaž Perovič, hanno fondato l’ Istituto per la conservazione e la valorizzazione delle opere di Vojc Sodnikar Ponis Svojc. L’Ente ha due obiettivi fondamentali. Il primo è di aiutare lo sviluppo di giovani artisti/scultori dell’Istria slovena e del territorio che ci collega e unisce culturalmente, indipendentemente dai confini nazionali e linguistici; per questo motivo almeno due volte all’anno organizzeremo mostre di giovani artisti, studenti di scultura presso l’Accademia Pedagogica dell’Università di Capodistria. Con l’aiuto dei suoi docenti, cercheremo di aver cura dei giovani scultori più talentuosi e promettenti. Inoltre, negli spazi dell’Atelier Svojc e dell’ Atelier Svojc all’aria, l’Ente si prenderà cura delle collocazioni permanenti delle sue opere e in questo modo garantirà che le sue sculture siano presenti e che la sua eredità rimanga viva e accessibile al pubblico più vasto. L’Ente è formalmente proprietà privata di Graziella, Darja e Tomaž ed è senza scopo di lucro. Tutti i fondi, ottenuti in vario modo, saranno utilizzati per incoraggiare le giovani generazioni di scultori del nostro territorio culturale e per preservare le opere di Vojc Sodnikar Ponis.
BIOGRAFIA
VOJC SODNIKAR PONIS
Nato a Lubiana nel 1959, studia scultura a Parigi. Alla fine degli anni ′80 si trasferice in Istria, dove realizza le sue opere in pietra. Partecipa a diverse colonie di artisti e a simposi scultorei. Nel 2010 a Capodistria apre il suo Atelier Svojc, dando modo anche ad altri artisti di esporre le loro opere. Lavora in Istria. Le sue opere sono visibili in spazi pubblici e presenti anche in collezioni private. Muore a Capodistria nel 2019.


Darja
Vojc artista fu per me prima di tutto Vojc, il mio fratello maggiore. Già all’età di sei anni, dovette diventare adulto e prendersi cura di me ogni giorno, uscire con me e intrattenermi. Fin dal primo giorno fummo grandi alleati, molto legati l’uno l’altro. Grazie a lui in famiglia ebbi qualche piccolo privilegio: con lui potevo uscire di casa, giocare con gli amici comuni e rimanere fuori per molte ore. Se stavamo insieme, i miei genitori sapevano che eravamo al sicuro e che Vojc si sarebbe preso cura di me. Ci divertimmo molto quando costruimmo un annesso alla casa nel quale ognuno di noi ricevette una stanza propria. Sebbene fossimo adolescenti, finimmo la stanza praticamente da soli, imbiancando le pareti con la calce, posando i laminati di legno per il pavimento e disegnando e realizzando tutti i mobili. Proprio il letto disegnato da Vojc rimase nell’appartamento dei genitori fino all’ultimo.
Per la prima volta temetti di perderlo quand’ebbe diciott’anni. Si ammalò gravemente, subì un difficile intervento chirurgico e un ancora più difficile recupero con mille complicazioni post operatorie ma riuscì coraggiosamente a superare la malattia. Rimasero solo le cicatrici e un’amicizia ancora più grande. Poco dopo si trasferì nel Litorale e incominciò un periodo di vacanze e visite alla sua tanto amata Costabona. Quando divenne zio della mia Nina, fu molto orgoglioso. Siccome non ebbe figli suoi, le fu ancora più attaccato. Regalò a Nina le sue due prime statue: le corna di un toro in pietra e un toro in fil di ferro. Queste due che ancora oggi adornano la stanza di Nina e mi ricordano ogni giorno Vojc, la sua arte e la mia torella testarda. Da adulti, ognuno di noi ebbe la sua famiglia, i propri amici e la propria vita e per questo non ci sentivamo né ci vedevamo tutti i giorni. Tuttavia rimanemmo sempre molto legati. Da adulto, vagò a lungo sia professionalmente che personalmente ma quando incontrò Graziella, trovò la pace e si sistemò. Non appena la incontrai, capii che erano nati l’uno per l’altra. Anch’io divenni più serena perché sapevo che aveva trovato quello che cercava da anni. Nel matrimonio divenne anche più creativo, trovò il suo stile e la fiducia come scultore. Anni fa, perdemmo in poco tempo entrambi i genitori. Rimanemmo soli, noi due soltanto; avrei voluto tanto essergli più vicina anche fisicamente. Anch’io proprio come Vojc, sono sempre stata attratta dal Litorale. E proprio nel Litorale incominciammo a vederci sempre più spesso e a trascorrere le vacanze insieme. Le statue che ha collocato nel nostro giardino a Parezzago, e che contemplo ogni giorno, mi rasserenano. Proprio come la vista delle saline e del mare dove un giorno ci rivedremo.

Graziella
Vojc, nato il primo giorno di marzo del 1959, è un pesciolino e, fin dall’ asilo scappa, non sopporta né chiusure, né divise. A scuola reagisce alle sue difficoltà, dislessia non ca- pita (ci arriverà lui da adulto), famiglia difficile, problemi di vista e malattie, in vari modi. L’ opporsi alle regole comporta espulsioni, passa dal ginnasio ad altre scuole fino a presentarsi agli esami di maturità da privatista, studia da solo e li supera. Frequenta persone interessate al jazz, alla poesia, al balletto più grandi di lui e con cui si trova bene e locali come Šumi a Lubiana dove c’è un po’ di tutto. Ricordava la frase di Chubby, un suo amico poeta “ non basta avere la luce per essere illuminati”.
Il locale non esiste più, credo sia stato chiuso nel 1997. Un film documentario su questo piccolo buffet “Chubby was here” parla dell’ élite intellettuale e del mondo che lì si incontrava in un’ oasi di libertà. Si iscrive ad archeologia ma, problemi legati anche a seguito di un’ operazione d’ appendicite fatta male con conseguente scepsi durata anni, e che per poco non lo porta alla morte, nonché altre difficoltà gli impediscono di continuare. Non ha ancora vent’ anni quando i medici decidono l’ amputazione della gamba. Lo salva, con tanti massaggi, una piccola ex suora che lavorava all’ospedale. Frequenta poi i corsi per assistente sociale, l’ ambiente e il modo di operare determina però il suo rifiuto a diplomarsi anche se questa volta è lo stesso professore a venire da lui per convincerlo.
Lavora quando può (guardiano notturno, trasloco mobili.)
I medici che lo hanno operato intanto non vogliono più occuparsi del suo caso e i documenti dall’ ospedale di Lubiana sono spariti! Finalmente trova una dottoressa che umilmente afferma di entrare ogni volta, pur avendo tanto studiato, quasi al buio in un mondo così complesso. Vojc si fida di lei che interviene ancora una volta in quell’ intestino pieno di pus, salvandolo. Si deve però lasciare la profonda ferita aperta, per anni dal lato destro fuoriesce materia che lui copre continuamente con garze finché dall’ interno, finalmente, si chiude. Le cicatrici evidenziano il suo travaglio. In questa condizione decide di partire per Parigi. Presso lo studio di uno scultore con altri allievi si avvicina a questa disciplina. Non si ritrova però neanche in questa città. Nel 1989 è già in Istria.

Nina
I miei primi ricordi di Vojc sono legati a Costabona. Al Litorale, all’estate, al sole, agli animali, al buon cibo e all’aria fresca. Tutte le cose elencate sono ancora oggi le mie preferite. Mi ha mostrato come si mangia la passiflora. Con il suo Bart mi ha aiutato a superare la paura dei cani di grossa taglia. Nuotavamo insieme nel Dragogna, coccolavamo i gattini dinanzi al focolare domestico che costruì praticamente da solo e durante le vacanze scolastiche giravamo con la Renault 4 lungo la costa alla ricerca di angoli nascosti. Eterno ottimista, uomo indipendente senza compromessi, Vojc mi ha insegnato l’importanza dell’onestà e di vivere come più ti piace, senza badare a quello che pensano gli altri. Tutte le nostre visite e incontri erano pieni di ottimismo, lui non si lamentava mai. Nem- meno nelle sue ultime settimane in ospedale o quando a Capodistria prendevamo un caffè, non esprimeva il minimo pessimismo o dolore. Sono felice che abbia fatto parte della mia vita per quasi trent’anni e di poter ricordare lui e il suo eterno ottimismo ogni giorno mentre osservo la statua del cuscino che mi ha fatto come regalo di nozze. Anche l’ultimo messaggio che mi ha inviato in risposta alla domanda Come stai? è stato »Nuotiamo avanti«. Ogni volta che nuoterò in mare ricorderò con un sorriso il mio Vojc.